Giornata della memoria 2021 - Il campo di concentramento Ferramonti

Archivio di Stato di Cosenza

27 gennaio 2021 - Incontri culturali

Ferramonti Internati

Tarsia è uno dei tanti piccoli borghi, dalla storia millenaria, della provincia di Cosenza, il cui nome è indissolubilmente legato alla presenza di un grande campo di concentramento, costruito all’indomani dell’emanazione delle leggi razziali del 1938, in località Ferramonti.

La zona, paludosa e malarica, negli anni ’30 fu oggetto di considerevoli bonifiche, come tutta la media valle del fiume  Crati, ad opera della ditta Parrini di Roma , la quale, fino all’armistizio fu “assuntrice dei lavori e manutenzione del campo, e per incarico ed accordi con il Ministero dell’Interno gestiva due spacci di viveri” all’interno del campo stesso.

Distante dai centri abitati, il campo di concentramento Ferramonti era composto da 90 baracche della “capacità ricettiva” di 35 persone ciascuna. Alla sua direzione era incaricato un maresciallo di P.S. che “aveva a disposizione per le necessità disciplinari e amministrative un  nucleo di circa 30 agenti di P.S., nonché un reparto di 75 uomini della Milizia ed infine tre impiegati di P.S. con le mansioni di archivista, censore della corrispondenza e contabile”. “Uno degli agenti aveva mansioni di magazziniere, altro di autista e un altro di motociclista.”

Nel periodo in cui la Direzione del campo era affidata al Commissario Fraticelli, gli internati raggiunsero il numero di 2300. Erano di varia nazionalità: polacca, tedesca, apolide, ebraica, greca, slovena, cecoslovacca, jugoslava, romena, ungherese, belga.

Per citarne alcuni: Zukiert Israele, tra i primi ad arrivare al campo, il 25 giugno 1940, nato il 4 maggio 1914 a Sokotka, la sua ultima dimora era stata Roma, di nazionalità polacca,  venne trasferito a Potenza il 29 ottobre 1941; Waldner Friederick, nato il 29 dicembre 1895 a Kenna, la sua ultima dimora era stata Roma, di nazionalità tedesca; Ruben Martino, data di arrivo 5 agosto 1940, nato il 22 giugno 1885, ultima dimora Milano, apolide; Wieser Alfredo, data di arrivo il 27 settembre 1941, , nato a Zagabria nel 1908; 1942, Levy Maurizio, nato il 6 aprile 1881 di nazionalità jugoslava. Ed ancora Brenner Gustav, Rosenthal Massimo, Herskovits Ermann, Klein Oscar nato il 5 gennaio 1930. 

Ferramonti Internati 2

“Per l’amministrazione occorreva una somma mensile di £. 500 mila circa…..Tale somma era impiegata con la massima parsimonia: con essa si pagavano i sussidi giornalieri pari a circa £ 460 mila mensili e spese varie pari a £ 11 mila mensili”. “Oltre al sussidio dato dallo Stato, ad ognuno nella misura di 25 giornaliere”, era prevista l’aggiunta per  mogli e figli.  

Nell’elenco delle spese varie sostenute nel mese di ottobre 1942, trasmesso dal direttore Paolo Salvatore al Prefetto, erano comprese  quelle per il mantenimento del campo quali il pagamento di mensilità agli internati per i servizi di “quartigliere”, (addetto alle pulizie delle camere), di spazzino, di infermiere; acquisto di medicinali come l’euchinina per la profilassi antimalarica, streptosil Biazol, e alcool, bende, garze per l’infermeria; acquisto di scarpe per un internato; candele e vino per le funzioni cattoliche del rev. Padre Callisto Lopinot; materiale di cancelleria; mensilità per la “lavatura di lenzuola e federe” in uso agli internati, militi e agenti di P.S.

Dopo l’armistizio, per volere del Comando Alleato la gestione del campo venne affidata agli ex internati. Il Comando mantenne in servizio i 30 agenti ed investì due ex internati, Hermann Jan e Kanner Philips, nei ruoli di Direttore e Segretario, i quali  oltre a “circondarsi di personale prescelto fra gli ex internati” operarono alcuni cambiamenti. La gestione dei due spacci di viveri detenuta dalla ditta Parrini passò alla direzione del campo; la fornitura del pane proveniente da Spezzano Albanese sempre ad opera della stessa ditta, venne sostituita e gestita internamente; i servizi  meccanici , per le riparazioni di lievi entità, dalla ditta Parrini, passarono ad altri impiegati.

Nel campo vi erano le scuole, si praticava l’allevamento di  maiali per l’alimentazione degli ex internati e si produceva grano su terreno preso in affitto dal comune di Tarsia.

Il commissario  di Pubblica Sicurezza dott. Fraticelli, in una  relazione del 1944 presentata al Prefetto sulla gestione del campo di Ferramonti  da parte degli alleati, rilevava per gli ex internati un “particolare stato di benessere” e “ condizioni di assoluto vantaggio e privilegio” rispetto ad altri campi. 

Nel campo non ci furono  deportazioni nei campi di sterminio e le uniche tragiche morti avvennero il 27 agosto del 1943  per un  mitragliamento aereo che causò 4 morti e sedici feriti, in parte gravi tra internati civili, uomini e donne, a seguito del quale gli stessi internati chiesero al Prefetto di appoggiare la richiesta presentata al maresciallo Badoglio per lo scioglimento del campo e la loro eventuale liberazione o trasferimento in altri campi, sottolineando l’impossibilità della protezione, la mancanza di ricoveri, l’immenso pericolo per gli incendi a causa di baracche in materiale infiammabilissimo e per la mancanza di acqua.

Nonostante la prigionia, le sofferenze fisiche e materiali, la devastazione morale per la privazione della libertà, nella tragica e cupa pagina della storia, il campo di Ferramonti di Tarsia fu per molti internati un puntino di luce nell’oscurità.

Dell’originario campo resta poco, resta però la volontà di non dimenticare con la presenza del Museo Internazionale della memoria e con la presenza di una biblioteca dedicata all’editore Brenner.

 

Le notizie sono state tratte dai fondi documentari:

Prefettura, Registro degli Internati, ( pervenuto privo delle prime pagine, parte dalla lettera E)

Prefettura, Gabinetto , b. 30, fasc. 45; b. 32, fasc. 14; b. 14, fasc. 1.

Genio Civile, Bonifiche, b. 286 fasc. 8; b. 324, fasc.16; b. 241 fasc.1