Iconografia della Regia Sila

a cura di Loredana Stano, con la partecipazione di Paolo Siciliani e Francesco Chiappetta

Il sacerdote Domenico Martire, nel suo manoscritto seicentesco, così descriveva la Sila:

“...in se stessa è la Sila un’Arcadia per le delizie che si potrebbero godere, non credute se non da chi vi pratica: ... alberi d’ogni sorta come pini, abeti, faggi, aceri, tigli, nocchie ……e altri che producono frutti selvaggi come peri, meli, prugni, viti selvatiche…..Oltre a detti alberi selvaggi, sogliono i padroni delle tenute e delle proprie ville piantarvene degli altri domestici, come sia meli, peri, cerasi, marasche, visciole e simili che sogliono d’està maturarsi. Nei boschi e campagne vi sono fiumi grandi e piccoli, ruscelli, scaturiggini, e fonti d’acque limpide, fredde d’està e calde d’inverno, e tutti fumiganti, che invitano i passeggeri a bere per gusto e sapore. Son nei fiumi delle trotte, delle quali si fan pesche copiose: ivi son lontre e altra selvaggina, come cinghiali, capri, lepri, volpi, lupi e anche cervieri, martore, faine, cartucce, che saltano con vaghezza da un pino all’altro, spinose, tassi ed altre bestie. Vi son palombacci, pernici, starne, milevi pasquali, corvi, cornacchie ed altri uccellacci. Oltre alle bestie selvaticine vi concorrono gli armenti e greggi di vacche, pecore, capre, cavalle, somari, porci e altre. Dimenianchè siccome queste d’inverno pascono nelle marine, che son luoghi caldi, così di state è d’huopo che siano rimenate né pascoli della Sila ...” (ASCS, “Calabria Sacra e Profana”, Manoscritto del sac. Domenico Martire, Tomo II, vol. I, c. 229 v. 231 r.sec. XVII)

Un paesaggio suggestivo, per lo più ancora oggi incontaminato, vittima di annose e dibattute controversie tra lo Stato, che affermava la demanialità delle terre, e i proprietari che rivendicavano i diritti della proprietà libera e privata.

Le mappe selezionate per la Giornata del Paesaggio 2021 e di seguito pubblicate,  fanno parte del fondo documentario Demanio Silano, conservato nell’Archivio di Stato di Cosenza. Nella loro unicità e bellezza, rappresentano il territorio  della Sila, oggetto di verifiche  e misurazioni per le continue usurpazioni commesse a danno del demanio. Le mappe vennero “elevate sul luogo”, dal 1850 al 1858, in presenza del Commissario civile per gli affari della Sila, Pasquale Barletta.

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